Il counseling è una pratica d’aiuto e di crescita personale. Si sviluppa in sessioni di lavoro individuali o di gruppo in cui un facilitatore adeguatamente formato (il counselor) accompagna il cliente (o i clienti) ad esplorare le proprie problematiche e ad identificare le risorse per superarle. Per fare ciò si avvale dell’ascolto, del dialogo e di tecniche di varia natura, a seconda degli approcci (counseling ad orientamento psicodinamico, umanistico, gestaltico, sistemico, filosofico, corporeo, artistico-espressivo…).
Una delle radici culturali più importanti del counseling è la psicologia umanistica (sviluppata in America a partire dagli anni ’40 da autori quali Abraham Maslow, Rollo May e Carl Rogers), che concepisce l’uomo come un essere in costante divenire, mosso da un’essenziale spinta all’autorealizzazione (chiamata da Rogers “tendenza attualizzante”), incoercibile, capace di orientare ogni individuo alla massima espansione di sé anche in mezzo alle difficoltà (e spesso proprio attraverso di esse). In tale prospettiva la missione principale del counselor è quella di aiutare l’individuo a (ri)trovare se stesso, scoprire la propria personalissima “via” alla felicità, rimuovere gli ostacoli che la rendono tortuosa in modo da poterla percorrere fino al raggiungimento dei propri più importanti obiettivi. L’essenza del counseling consiste nell’aiutare il cliente a sviluppare il proprio potenziale ovvero a “fiorire al massimo delle proprie potenzialità”. “Il counselor promuove nel cliente tutte quelle risorse che lo aiutano a vivere una vita di senso” (Toneguzzi).
Concretamente, la relazione di counseling può offrire al cliente strumenti per affrontare problemi specifici, conflitti relazionali, empasse decisionali, crisi di cambiamento o di orientamento: tutte criticità afferenti all’area del disagio esistenziale, non della patologia (che necessita invece di un approccio clinico). Nell’orizzonte più ampio di favorire nell’individuo l’autoesplorazione e l’autocomprensione, al fine di chiarire i propri desideri e valori più profondi, di definire con la maggior coerenza possibile il proprio progetto di vita e di potenziare le abilità e i talenti necessari a realizzarlo.
Il counseling quindi è una pratica di “empowerment”, non terapeutica, centrata sulla salutogenesi e sulla crescita personale.
Per poter supportare il cliente in tal senso il counselor deve essere a sua volta una persona il più possibile “risolta” e realizzata o perlomeno tendente a tali obiettivi e mettersi in gioco personalmente nella relazione, offrendo a chiunque si rivolga a lui rispetto, comprensione profonda, accettazione non giudicante. Se strutturata in base ai criteri di “congruenza, empatia e benevolenza”, la relazione fra counselor e cliente diventa essa stessa paradigmatica e fattore di crescita per entrambi.
In sintesi, potremmo asserire che “aiutare ad aiutarsi attraverso la relazione è il significato del Counseling” (AICo)



